Tra i dati che ogni giorno vediamo e ci vengono proposti, uno tra i più conosciuti è sicuramente l’Auditel, ovvero il dato che riguarda gli indici d’ascolto televisivi, croce e delizia di chi produce programmi televisivi e di chi compra e vende spazi pubblicitari. Ormai non ci facciamo più caso, ci sembra normale che una partita di calcio abbia più di 10 milioni di telespettatori, oppure che il Festival di Sanremo batta ogni anno i record di ascolto.

Ma come vengono calcolati questi dati? Vengono forse da tutti i televisori italiani, collegati a un’unica rete? Ecco, il funzionamento è leggermente più complesso.

Cos’è l’audience?

Con audience si indica in italiano quante persone guardano contemporaneamente lo stesso programma o spettacolo. Deriva dal latino audentia, e anche se tecnicamente può essere utilizzato per indicare la quantità di spettatori anche di un evento dal vivo, nell’uso comune viene utilizzato per indicare il bacino d’utenza di un programma televisivo o radiofonico.

La storia

I primi rilevamenti furono effettuati negli Stati Uniti nel 1930 tramite sondaggi telefonici per rilevare gli ascoltatori delle trasmissioni radiofoniche, e dal 1948 si iniziò anche a rilevare l’audience televisiva.

Anche in Italia le prime rilevazioni venivano effettuate tramite sondaggi telefonici, mentre nel 1984 fu fondata la società Auditel che cominciò a rilevare continuativamente in modalità giornaliera e automatica i dati d’ascolto delle trasmissioni televisive a partire dal 1986.

La proprietà di Auditel è divisa tra RAI, emittenti private, aziende che investono in pubblicità e in misura minore con la FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali). Le quote sono sbilanciate verso RAI e Mediaset, che detengono quasi il 50% della società, e questo ha dato modo di avanzare delle perplessità sull’indipendenza di Auditel rispetto ai due azionisti di maggioranza.

Come funziona il rilevamento Auditel

Il rilevamento Auditel si basa su un campione rappresentativo di famiglie italiane, nelle cui case viene installato un meter. Il meter rileva il canale su cui si è sintonizzati, mentre tramite uno speciale telecomando bisogna indicare quante persone si trovano in quel momento davanti alla televisione.
I dati vengono registrati, raccolti e inviati ogni giorno alla centrale tramite la linea telefonica. Ogni mattina attorno alle 10 vengono rilasciati i dati d’ascolto che indicano l’audience, lo share, il minutaggio medio e i contatti divisi per canale e trasmissione.

Il primo Panel nel 1986 contava solo 600 famiglie, ed è cresciuto negli anni per arrivare oggi ad avere il cosiddetto “Super panel” con oltre 16.000 famiglie e circa 41.000 persone che consente una maggiore accuratezza.

I record di Auditel

L’evento più visto in televisione nella storia di Auditel è la semifinale del campionato mondiale di calcio Italia-Argentina del 1990, con 27 milioni di telespettatori. Il record assoluto appartiene sempre a una partita di calcio, ovvero alla finale Italia – Germania del 1982 con 36,7 milioni. Poiché però i dati venivano rilevati in maniera differente, si ritiene sia sovrastimato.

Proprio la sovrastima e la rappresentatività del campione hanno suscitato più di una perplessità nell’affidabilità di Auditel.

Le critiche ad Auditel

Perché un campionamento statistico sia valido è necessario che sia valido il campione di riferimento. Bisogna tenere conto di diversi fattori socio-economico-culturali e avere la maggiore rappresentatività possibile della popolazione, soprattutto su numeri così grandi.

La macchinosità del rilevamento Auditel ha frenato molti dall’accettare di far parte del panel, e a oggi solo il 10% delle persone contattate ha acconsentito a far rilevare le proprie abitudini televisive. Questo porta a uno sbilanciamento verso alcune fasce della popolazione, lasciandone fuori una gran parte che quindi vengono sottorappresentate o non rappresentate affatto.

Altre critiche vengono dalla possibilità di una cosiddetta “Dittatura dell’Auditel”, che obbligherebbe le reti televisive ad abbassare il livello qualitativo per andare incontro ai gusti del pubblico a scapito della qualità e, soprattutto per quanto riguarda la RAI, contro la sua stessa missione di “Servizio pubblico”.

Infine, come dicevamo prima, lo sbilanciamento societario in favore del duopolio RAI-Mediaset ha fatto avanzare diverse critiche, oltre alla mancanza dei canali SKY all’interno della rilevazione che, secondo alcuni rilevamenti indipendenti, conterebbero per oltre il 10% dell’audience totale.

Cosa ci insegnano i dati Auditel?

Nonostante le notevoli imperfezioni, Auditel resta comunque lo strumento più affidabile utilizzato dalle aziende e dalle concessionarie pubblicitarie per valutare gli investimenti economici in base alle fasce orarie, alle trasmissioni e al gradimento del pubblico.

Tramite i dati d’ascolto vengono stabiliti i prezzi degli spot, con variazioni anche molto elevate tra una trasmissione e l’altra oppure in base alle diverse fasce orarie. Senza questa rilevazione sarebbe molto più probabile per le aziende investire in maniera errata e senza conoscere quale sarà il ritorno in termini di vendite e di riconoscibilità.

Conoscere i dati consente di prendere decisioni ponderate, soprattutto in caso di investimenti importanti.

Un’altra lezione sui dati che possiamo apprendere da questa storia è sull’importanza del campione di riferimento. Riuscire ad avere quanti più dati possibili consente di limitare gli errori e di avere un’accuratezza maggiore, evitando di incorrere in bias o in false deduzioni. Avere un campione male strutturato oppure dati sbilanciati soltanto su una parte non fa avere lo sguardo d’insieme e può portare a delle distorsioni.

Infine, fondamentale diventa la facilità nel recupero e nell’elaborazione dei dati. La difficoltà di Auditel nell’avere famiglie disposte a partecipare alla rilevazione deriva soprattutto da un’eccessiva macchinosità del sistema, che obbliga a compiere troppe azioni. Una ulteriore semplificazione o un utilizzo di strumenti diversi porterebbe a una maggiore penetrazione e a un ulteriore aumento nella qualità dei dati emessi ed elaborati.

In Strike lavoriamo ogni giorno con i dati già in possesso delle aziende, e li rendiamo facili da decifrare e utili per prendere decisioni rapidamente.

Evitiamo di complicare ulteriormente il lavoro di chi si affida a noi, e puntiamo a offrire un sistema su misura per l’elaborazione di strategie efficaci basate su un approccio data-driven.

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