L’8 Febbraio 2005, sul suo blog, Google annunciò la nascita di un nuovo servizio che avrebbe portato le mappe di tutto il mondo direttamente sul computer. Si trattava di Google Maps, o meglio della sua prima versione, da cui poi sarebbe derivata la versione che usiamo abitualmente ancora oggi e che è ormai diventata indispensabile per muoverci su strade che non conosciamo o per scoprire gli itinerari più semplici tra due o più luoghi.

Possiamo dire che sarebbe quasi impossibile vivere senza Google Maps, e di sicuro in molti si chiederanno “Ma come facevamo prima a muoverci quando non c’era Google Maps?”.

Ma vediamo come è nato e come funziona.

La nascita (e il crollo) dei navigatori satellitari

Il primo rudimentale navigatore satellitare fu ideato da un’azienda italiana nel 1931 e si chiamava Iter Avto. Funzionava facendo scorrere su dei rulli una cartina stradale, ed era ovviamente molto macchinoso da utilizzare.

navigatore

La prima casa automobilistica a montare un navigatore (quasi) moderno fu la Alpine nel 1981. Ma anche in questo caso era molto complicato da usare, pesante, costoso e praticamente inutilizzabile.

I primi veri navigatori satellitari funzionanti e utilizzabili arrivarono negli anni Duemila, con il miglioramento della mappatura GPS che consentiva di rilevare esattamente dove si trovasse il dispositivo e quindi indicare la strada migliore.

Dopo il boom dei navigatori satellitari automobilistici (come ad esempio quelli prodotti dalle aziende TomTom e Garmin), l’arrivo di Google Maps cambiò completamente le carte in tavola.

Poter avere un navigatore integrato all’interno dello smartphone ha modificato le nostre abitudini e il nostro modo di viaggiare.

Evoluzione di Google Maps

Google Maps nasce da un’evoluzione del progetto Google Earth, che consentiva di avere una mappa completa del pianeta scaricando però un software sul proprio computer. Con Maps invece la visione stradale fu integrata all’interno del browser e consentì di accedere direttamente tramite internet, anche in mobilità.

Nel 2006 erano già state mappate le strade di quasi tutti gli USA, di Portorico, del Messico e del Regno Unito. Da allora è stato mappato ogni angolo del mondo, incluse zone quasi inaccessibili come la Corea del Nord.

Un ulteriore passo avanti è stato fatto affiancando alle foto satellitari le foto delle strade ad altezza suolo, grazie al progetto StreetView.

Google StreetView

Con Google StreetView è possibile vedere fisicamente le strade, grazie alle foto che vengono scattate da un’automobile speciale chiamata “Google StreetCar”. Proprio Google spiega in che modo vengono rilevate le immagini e come vengono messe assieme.

  • La Google Street Car, equipaggiata con una speciale fotocamera a 360°, percorre le strade e scatta continuamente foto della strada e di tutto quello che incontra;
  • Le immagini, una volta acquisite, vengono “cucite” insieme da un software, per dare un’immagine completa e senza interruzioni;
  • Grazie a dei laser speciali, viene calcolata la distanza esatta tra la strada e gli edifici adiacenti, per evitare distorsioni;
  • Infine, per proteggere la privacy, un algoritmo “legge” i volti inquadrati e le targhe delle automobili e li oscura per rispettare la privacy.

Proprio il tema della privacy in Google Maps è ancora oggi molto dibattuto.

Google Maps e la privacy

Per sapere dove ci troviamo e darci le migliori indicazioni, ovviamente Google Maps deve necessariamente conoscere la nostra posizione. Una volta loggati con il nostro account Google, però, conosce anche tutta la nostra storia e sa perfettamente dove siamo stati. A quanti è capitato di ricevere una notifica sul telefono con scritto “Come ti è sembrato XXXXXX?”, ad esempio il supermercato nel quale andiamo a fare la spesa? Questo è possibile perché il nostro smartphone invia continuamente la nostra posizione a Google Maps e in ogni momento sa qual è la nostra posizione e quali sono i luoghi che frequentiamo, potendo in questo modo conoscere meglio i nostri gusti e profilarci correttamente.

Qui si innesta il dibattito su quanto sia utile barattare la comodità di conoscere tutte le strade e i percorsi con la protezione della nostra privacy. Ma è un dibattito che non affronteremo adesso, concentrandoci invece sull’utilità di utilizzare i dati aggregati sulla velocità per una delle più importanti innovazioni di Google Maps, ovvero le condizioni del traffico.

Come fa Google Maps a prevedere il traffico?

Può sembrare quasi magica la capacità di Maps di sapere se la strada che stiamo percorrendo è libera oppure piena di altre automobili. In realtà la risposta è molto semplice: vengono analizzati i dati inviati dal telefono.

Abbiamo già visto che il nostro smartphone invia continuamente i dati su posizione, velocità e tragitto a Google, e grazie alla combinazione tra queste informazioni è possibile per Maps ricostruire le condizioni del traffico stradale. Mettendo assieme le velocità di percorrenza, il numero di veicoli in strada in quel momento e il limite di velocità su quel tratto, Google può “intuire” se il traffico scorra liberamente oppure sia rallentato.

Per fare un esempio, se procediamo a 40 km/h su una strada in cui il limite è 50 km/h, Google segnalerà il tragitto in verde sulle mappe. Se invece diverse automobili procedono a 40 km/h in un tratto in cui il limite è 90 km/h, diventa facile prevedere che in quella zona si sta formando una coda o quantomeno un rallentamento e trasformare l’immagine in arancione oppure in rosso.

Non solo: combinando queste informazioni con i diversi tragitti possibili, Google Maps può indicarci anche in automatico una strada alternativa e, in quel momento, più scorrevole.

Oltre alle informazioni automatiche, anche gli automobilisti possono segnalare lavori in corso, rallentamenti oppure ingorghi in maniera autonoma.

Potremmo fare a meno di Google Maps?

Ormai pensare a un mondo senza Google Maps è praticamente impossibile. La sua facilità d’uso, la sua capacità di semplificare la vita dei viaggiatori e la sua presenza in ogni smartphone lo rendono uno strumento fondamentale.

Certo, restano i dubbi sulla privacy e sulla mappatura continua di ogni utente, e siamo sicuri che ancora tanto si dibatterà di questo. Siamo fiduciosi che si potrà raggiungere un compromesso tra la sicurezza individuale e l’aiuto che ci viene dato nel miglioramento delle condizioni di vita.

Google Maps utilizza in continuazione i dati degli utenti e in questo modo restituisce un servizio utile e indispensabile. Per conoscere e utilizzare invece i dati della tua azienda puoi affidarti a Strike Data Intelligence, raccoglieremo i dati che già possiedi e li organizzeremo per consentirti di prendere decisioni migliori, più rapide e più efficaci.

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Foto di Ingo Joseph da Pexels

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