Nel mondo del lavoro esistono diversi modi per organizzare il lavoro. Metodi di organizzazione come Agile oppure Scrum aiutano ogni giorno centinaia di gruppi di lavoro a lavorare meglio e a progredire nel lavoro.
Una delle prime modalità di organizzazione del lavoro, che funziona da secoli e che spesso viene portata ad esempio per quanto riguarda la capacità di collaborare in gruppo e raggiungere il risultato, è di sicuro il gruppo musicale.
Se ci pensate, riuscire assieme a suonare lo stesso motivo, seppure con strumenti e ruoli diversi, non si discosta molto da quello che facciamo ogni giorno in azienda. Organizzare il lavoro di ciascuno, non andare fuori tempo, seguire lo stesso spartito e produrre un risultato unico sono attività che facciamo quotidianamente in ogni organizzazione, che sia un’azienda oppure un’orchestra.
Vediamo quindi in che modo possiamo trarre ispirazione dalle orchestre e dai gruppi musicali per riflettere sulla nostra capacità di lavorare in gruppo.

Ascolto dell’altro

Anche se seguono lo stesso spartito, i componenti di un’orchestra devono riuscire ad ascoltare contemporaneamente quello che stanno suonando col proprio strumento e quello che viene suonato dagli altri. Non è neanche lontanamente pensabile di poter suonare lo stesso motivo senza ascoltarsi reciprocamente: si andrebbe fuori tempo, oppure si suonerebbe ad altezze differenti. Inoltre, se tutti suonassero al massimo volume il risultato sarebbe una cacofonia poco gradevole da ascoltare.
Quante volte invece nelle aziende i diversi reparti lavorano senza parlarsi, senza sapere cosa stanno facendo gli altri? Migliorare l’ascolto all’interno delle organizzazioni attraverso delle riunioni strutturate in cui ciascuno può sapere a cosa stanno lavorando gli altri porterebbe a risultati migliori, più coerenti e con minori ritardi nelle lavorazioni. Non si rischierebbe insomma di “andare fuori tempo”.

Definizione dei ruoli

Sono rarissimi gli ensemble musicali in cui tutti i musicisti suonano lo stesso strumento, e anche in quel caso quasi mai suonano la stessa parte ma hanno ruoli differenti. Anche se alcuni sono meno visibili, tutti gli strumenti contribuiscono con la loro parte a portare a casa il risultato e a darci una melodia gradevole da ascoltare, senza dissonanze.
Capita invece che nelle organizzazioni in diversi ricoprano lo stesso ruolo, oppure abbiano le stesse mansioni e si sovrappongano, ottenendo nel migliore dei casi la duplicazione del lavoro, e nel peggiore dei casi la mancanza di alcune parti poiché nessuno si è occupato di alcuni aspetti.
Riuscire ad avere coscienza del proprio ruolo e della propria importanza è fondamentale per lavorare meglio e avere un risultato completo.
Senza dimenticare l’importanza del ruolo del direttore d’orchestra, ovvero delle figura che armonizza ogni parte e rende coerente il risultato. Capita a volte che nessuno si assuma questo ruolo, oppure lo faccia senza la necessaria autorità e quindi lasci l’orchestra senza una direzione chiara. Anche in questo caso, il risultato è di una totale confusione.

Prove

Nessuno si sognerebbe di salire sul palco senza la necessaria preparazione, senza conoscere i pezzi da suonare e senza aver provato a casa. Quante volte invece abbiamo partecipato a riunioni in cui nessuno sapeva di che cosa si sarebbe parlato, e in cui si è perso più tempo a stabilire di cosa parlare invece di procedere con il lavoro?
Avere coscienza degli obiettivi e degli argomenti dei quali si discuterà funziona invece come le prove per ogni gruppo musicale: tutti sanno che cosa si suonerà, e se viene fuori qualche nuova idea o argomento va ancora meglio, ma deve essere un “di più” rispetto al normale lavoro.

Liberare la creatività

Nei complessi jazz spesso l’improvvisazione la fa da padrona, ma tutti i partecipanti si attengono a un canovaccio deciso insieme e che fa sì che non ci sia confusione ma continuo ascolto dell’altro.
Allo stesso modo, lasciare completa libertà d’azione e di pensiero nei gruppi di lavoro può portare al caos, poiché se non ci sono dei paletti a limitare o indirizzare la discussione si corre il rischio di aprire continue parentesi, aggiungere elementi, far nascere nuove discussioni senza aver chiuso quelle precedenti e non arrivare a nulla.
Anche in questo caso, così come i jazzisti suonano assieme liberando la creatività ma all’interno di regole precise e di canoni condivisi, nelle aziende è necessario che si liberi la creatività fornendo strumenti e indicazioni che consentano di andare oltre e di avere nuove idee, rimanendo all’interno di strumenti e regole stabilite insieme.

Cosa possiamo imparare dall’organizzazione musicale nel lavoro aziendale?

Collaborazione

Come abbiamo visto, suonare insieme ad altri senza l’ascolto e senza la condivisione del pezzo musicale da proporre è impossibile. Riuscire a stabilire assieme che cosa suonare o, nel caso delle aziende, quali sono gli obiettivi da raggiungere consente di cooperare in maniera efficace ben sapendo dove si vuole arrivare.
Allo stesso modo, avere consapevolezza del proprio ruolo e della propria parte permette di evitare la confusione che porterebbe a un risultato incompleto. Senza dimenticare il fondamentale ruolo del direttore d’orchestra per armonizzare ogni parte!

Linguaggio universale

La musica è il linguaggio universale per eccellenza, e non necessita di traduzione. Riuscire a parlare la stessa lingua dentro un’organizzazione permette di capirsi e di collaborare, senza temere incomprensioni e senza rischiare che ci siano delle difficoltà nella messa in opera di ciò che vogliamo fare.

Divertimento

Infine, sebbene essere musicisti implichi una grande disciplina e un grande studio, suonare non può prescindere dalla dimensione del divertimento e del piacere di creare musica. E forse sarebbe il caso di cominciare a ragionare in maniera diversa all’interno delle aziende, lavorando maggiormente sulla soddisfazione personale dei dipendenti e dei collaboratori, evitando le frustrazioni e scoprendo che un nuovo modo di lavorare è possibile.

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Photo by Gemma Evans on Unsplash

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