Nel 1962, durante la crisi dei missili di Cuba, capitava spesso che durante le discussioni il Presidente John Fitzgerald Kennedy uscisse dalla stanza e lasciasse i membri del suo staff a discutere da soli. A volte li divideva anche in sottogruppi, che si sarebbero riuniti in seguito per stabilire definitivamente come uscire dalla crisi.
Usciva forse dalla stanza perché non aveva idea di come risolvere la situazione? Li divideva perché in questo modo era più facile controllarli? Niente di tutto questo.
Il motivo fondamentale per cui JFK usciva era per non influenzare le decisioni e la discussione. Sapeva benissimo che se avesse espresso la propria opinione avrebbe influenzato il parere degli altri, e avrebbe rischiato di ricevere poche idee e poco interessanti.
La strategia utilizzata è stata fatta apposta per evitare il cosiddetto Groupthink, ovvero la pressione del gruppo che impoverisce la conversazione e porta spesso a decisioni sbagliate.
Ma cos’è il Groupthink, da dove deriva e come possiamo evitarlo?

Cos’è il Groupthink

Quando ci si trova all’interno di una riunione, soprattutto con molte persone, la pressione sociale degli altri o la presunta unanimità delle decisioni rischia di bloccare alcuni dei partecipanti, portandoli ad autocensurarsi e a non partecipare alla discussione. Peggio ancora, la forza data dal gruppo può portare alcuni ad aggredire verbalmente chi dissente e a zittirlo.
In generale, conviene sempre diffidare dall’unanimità nelle scelte: potrebbe essere il chiaro segnale di una decisione sbagliata.

Perché avviene il Groupthink

Ci possono essere molte cause per cui i membri dissidenti diffidano dall’esprimere la propria opinione. Vediamone alcune:

Autocensura

Quando tutti sono d’accordo, e si è gli unici a pensarla in maniera diversa, è facile pensare che la propria idea non sia poi così fondamentale, e che forse è meglio non dire nulla.

Eccessiva fiducia nel gruppo

Quando c’è quasi totale unanimità, è facile avere una grande fiducia nella decisione del gruppo. Se tutti la pensano in un certo modo, evidentemente sarà così. Anche se in realtà non si è d’accordo.

Tradimento

Può capitare che chi esprime un’opinione contraria a quella della maggioranza venga quasi aggredito dagli altri, che lo vedranno come un guastafeste o un traditore. E sappiamo bene quanto all’interno di un gruppo si cerchi sempre la coesione.

Scarsa conoscenza dell’argomento

Delle situazioni di Groupthink possono derivare anche da una scarsa conoscenza dell’argomento. L’insicurezza può portare alla mancata partecipazione.

Accondiscendenza verso il leader

Le parole del capo possono avere un grande impatto sui sottoposti. Facilmente, un’opinione espressa da un leader verrà considerata giusta dalla maggioranza e in pochi proveranno a opporsi.

Tutte queste situazioni portano a un impoverimento della discussione, a riunioni inutili e, spesso, a delle decisioni sbagliate o quantomeno affrettate. Vediamo come è possibile risolvere.

Come evitare il Groupthink

Ci sono alcune accortezze che è possibile mettere in atto per evitare l’eccessiva omogeneità delle decisioni, e avere riunioni migliori e più proficue.

Creare dei sottogruppi

Se la discussione coinvolge troppe persone, è facile che ci sia una maggioranza che preme sul resto del gruppo. Il pensiero del singolo potrebbe essere facilmente schiacciato dalle decisioni degli altri.
Se invece creiamo delle riunioni preliminari tra gruppi più piccoli, e quindi facciamo portare a ogni gruppo in riunione la propria idea, la competizione tra “squadre” farà crescere il livello della discussione e consentirà di raggiungere decisioni più ponderate e approfondite

Limitare l’impatto dei leader

Come abbiamo visto, è facile che le parole del capo facciano pendere la discussione da una parte piuttosto che dall’altra.
Durante la discussione, in alcuni casi è meglio che il leader non esprima la propria opinione o non partecipi alle riunioni preliminari. In questo modo il dialogo non sarà influenzato e lo stesso capo potrà beneficiare della presenza di opinioni diverse, per poter arrivare a una sintesi oppure scegliere la migliore.

Strutturare la riunione

Se la riunione non ha una struttura ben definita e degli obiettivi precisi, è molto facile che la discussione non giunga a una conclusione e che i più decisionisti prendano eccessivamente la parola e si impongano su chi magari ha più difficoltà a esprimere la propria opinione.
Utilizzare delle tecniche che strutturano la riunione in maniera precisa, coordinati magari da facilitatori esterni e imparziali che dettino i ritmi e le metodologie, aiuta tutti a esprimere la propria opinione senza la paura di venire contraddetti oppure di venire giudicati pubblicamente.

Incoraggiare la discussione

Deve essere chiaro sin dall’inizio che ognuno può parlare liberamente. Addirittura, è possibile nominare una persona come “Avvocato del diavolo”, che avrà esattamente il compito di contraddire e far riflettere gli altri per stimolare la discussione.

Sei bloccato da alcune decisioni che il tuo gruppo non riesce a prendere o sei spesso coinvolto in riunioni lunghe e inconcludenti? Il nostro metodo potrebbe aiutarti a fare importanti passi avanti, in solo un’ora e anche da remoto. Insieme riusciremo a stabilire come procedere e come eliminare le difficoltà.
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Foto di Antenna da Unsplash

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