Il lavoro di gruppo può essere frustrante, lo sappiamo bene. Dover coordinare più persone e riuscire a far collaborare tutti nel rispetto dei tempi è molto difficile. Ognuno ha il proprio stile, e non sempre può collimare esattamente con quello degli altri.
Ne abbiamo già parlato proponendo degli esercizi come il Draw a Toast oppure trovando soluzioni per evitare il Groupthink, ma siccome sappiamo bene che un esempio può insegnare meglio di molte parole, abbiamo raccolto 5 storie sul lavoro di gruppo. Storie di successo, e diverse da quello che potreste pensare.
Avete mai pensato ai Rolling Stones come a un esempio di lavoro di gruppo? Oppure a come una semplice brioche può raccontare molto della collaborazione tra i reparti?

La brioche del Four Season e il dialogo tra i reparti

Steve Wynn, un fondatore e direttore di casino americano, racconta spesso nei suoi speech una storia avvenuta durante una vacanza a Parigi.
Si trovava con la famiglia presso il Four Season, e avevano ordinato la colazione in camera. La figlia di Steve aveva mangiato solo metà brioche, lasciando l’altra metà per quando sarebbe tornata in albergo nel pomeriggio.
Dopo aver fatto un giro in città, al ritorno in albergo la brioche era sparita. Sicuramente la donna delle pulizie l’aveva gettata nel rimettere a posto tutto.
La figlia ci era rimasta male, perché sperava di fare merenda con la metà brioche rimasta, ma stava per arrivare una sorpresa.
Nella segreteria telefonica dell’albergo c’era un messaggio: era la reception che informava che la brioche era stata buttata via perché sicuramente avrebbero gradito mangiare una brioche appena sfornata una volta tornati in albergo, e di informarli del loro ritorno. Dopo pochi minuti, arrivò una nuova brioche.
La storia insegna come sia possibile raggiungere la piena soddisfazione facendo caso a piccoli particolari e avendo sempre un occhio di riguardo verso i bisogni del cliente, oltre ad avere un’ottima comunicazione tra tutti i reparti (pulizie, reception, cucina) per ottenere un risultato al di sopra delle aspettative.

I Rolling Stones e le prove

La carriera dei Rolling Stones prosegue da oltre 50 anni, e non hanno sicuramente bisogno di presentazioni. Alcune loro canzoni sono dei classici e ormai conoscono a memoria ogni passaggio.
Eppure, nonostante suonino insieme da così tanti anni, prima di partire per i tour gli Stones si sono sempre ritrovati a provare costantemente per due mesi. Anche se i meccanismi sono rodati, era necessario rimettersi assieme e ritrovare la gioia del collaborare e del fare ciascuno la propria parte in armonia con gli altri.
Oltre a questo, ogni componente è consapevole del proprio ruolo: se Keith Richards è la guida spirituale e Mick Jagger il leader carismatico, Steve Wood è il mediatore tra le forti personalità degli altri e Charlie Watts era la spina dorsale e la “forza tranquilla” che reggeva tutto.
L’unione tra personalità forti ma rispettose del proprio ruolo è stato uno dei segreti che ha consentito una carriera leggendaria come quella che conosciamo.
D’altra parte, suonare in un gruppo musicale non è forse un’attività anche di team management?

Steve Jobs e l’incontro tra colleghi

Quando Steve Jobs entrò alla Pixar, ai tempi ancora un piccolo studio di produzione, nel ridisegnare gli spazi degli uffici volle che non esistessero, come era stato previsto, tre aree ben separate e distinte tra produzione, parte creativa e parte commerciale. Al contrario, spinse perché tutti si trovassero nello stesso ampio spazio, e che al centro di tutto ci fossero le aree comuni come la caffetteria o le zone relax.
In questo modo tutti si sarebbero potuti ritrovare negli stessi spazi e, tramite l’incontro e la collaborazione anche casuale, sarebbero potuti nascere nuovi progetti e ognuno avrebbe potuto migliorare il lavoro degli altri.
Steve Jobs aveva capito quanto fosse importante, oltre al lavoro singolo, lo scambio tra persone diverse. Separando gli spazi avrebbe limitato gli incontri e, soprattutto in un ambiente creativo come quello della Pixar, non sarebbe stato possibile far nascere molte delle idee che poi abbiamo ritrovato sugli schermi di tutto il mondo.

Google e la sicurezza psicologica

Nel 2012 Google avviò un progetto chiamato “Progetto Aristotele”, in cui attraverso l’analisi dei dati dei diversi gruppi di lavoro avrebbe cercato di scoprire qual era il segreto dei team migliori.
Dopo aver raccolto e analizzato migliaia di dati, non sembrò emergere nessuna particolarità riguardo a chi fosse impegnato nei progetti. Insomma, non sembrò ci fosse davvero qualcuno capace di fare la differenza, ma al contrario era la collaborazione tra le persone e la possibilità di dare il meglio a far raggiungere i migliori risultati.
Per testare questa teoria, Google affidò al manager Matt Sakaguchi il compito di testare quella che verrà chiamata “Sicurezza psicologica”.
All’inizio di un progetto, Sakaguchi decise di non partire in maniera classica, ma di raccontare alcuni suoi problemi personali per far vedere che non intendeva nascondere agli altri le proprie emozioni. Rassicurati da questo, anche gli altri impiegati iniziarono ad aprirsi e a scoprire qualcosa gli uni degli altri.
Google aveva capito che era importante all’interno di un’azienda non reprimere i sentimenti, ma al contrario dare ascolto alle emozioni altrui per far crescere la fiducia nel gruppo e nei colleghi.

Charles Plumb e il paracadute

Charles Plumb era il pilota di un caccia americano durante la guerra in Vietnam, e dopo 75 missioni completate con successo un giorno era stato abbattuto e aveva dovuto paracadutarsi nella giungla, dove era stato fatto prigioniero.
Anni dopo, aveva incontrato un uomo che lo aveva riconosciuto dicendogli: “Ma tu sei Charles Plumb, guidavi i caccia in Vietnam e un giorno sei stato abbattuto!”. Plumb era rimasto sorpreso, non aveva idea di chi fosse quella persona. Quando glielo chiese si sentì rispondere: “Io ero quello che preparava il tuo paracadute!”.
Non ci aveva mai fatto caso, non sapeva chi preparasse il proprio armamentario, e lo ringraziò per averlo fatto, anche perché altrimenti non sarebbe sopravvissuto allo schianto.
Charles Plumb racconta spesso questo avvenimento durante i suoi speech motivazionali in giro per il mondo, per dimostrare come spesso ci siano persone che lavorano con noi, magari nelle retrovie, ma a cui non diamo il giusto peso anche se il nostro successo in qualche modo deriva anche da loro. E sottolinea l’importanza di ringraziare chi magari è meno visibile, ma fa un lavoro senza il quale non si potrebbero raggiungere i risultati.

Lavorare in gruppo, come abbiamo visto, può essere faticoso ma può dare grandi soddisfazioni. Se vuoi migliorare il lavoro di gruppo nella tua azienda, contattaci per una call gratuita e ci farà piacere parlarti dei nostri workshop che uniscono l’analisi dei dati e l’organizzazione del lavoro.

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Photo by Randy Fath on Unsplash

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